Il #teambraghy e la fregola della corsa

Che io e lo sport viviamo in appartamenti separati, tipo io al primo piano con ascensore e lui in mansarda con accesso da scala laterale a chiocciola, non è una novità. Questa volta, però, ci siamo incontrati a metà strada in cortile, complice una vicina di Instagram di nome Elena Braghieri, che mi ha preso per maglia e pantaloncini (della Nike) e mi ha buttato in pista. Tre settimane di allenamento, un paio di sneakers nuove, 10 km nella sera più afosa di Milano, un team di sole donne che a ogni quarto di polmone in meno sono diventate più amiche.

 

Ecco cos’ho imparato dal #teambraghy:

 

1) Lo stile è anche nella corsa: non critico il passo da elefante (come il mio) ma mi stupisco di chi per fare un paio di chilometri a una manifestazione si concia come Rambo 2 la vendetta e poi si accanisce contro chi per gioco decide di mettersi il rossetto. Andiamo, avete lasciato il senso dell’umorismo ai blocchi di partenza?

 

2) Durante la corsa è buona abitudine non bere: non tanto perché si vomita, ma perché si sbava il rossetto. Rosso. Di Dior.

 

3) Documentare è importante: quindi ogni momento è buono per un selfie, anche quando rischi di essere asfaltata insieme al tuo iPhone da una mandria di bufali al galoppo.

 

4) Un’alimentazione regolare è indispensabile per raggiungere l’obiettivo: il mio è mangiare con regolarità il tris di torte di Andrea Lonati che ho assaggiato post allenamento all’Appartamento Lago.

 

5) Usare i social per lanciare polemiche gratuite su chiunque e qualunque cosa è elegante quanto un paio di crocks consumate: spettegolare in chat per lo meno è divertente.

 

6) Nella corsa come nella vita: sgambettando (e sgomitando) da sole si può forse arrivare prime o più lontano, ma il sostegno di un team rende ogni passo (da elefante) più leggero.

 

Perciò, grazie Braghy, grazie Braghette!

#TEAMBRAGHY AND THE RUNNING FREGOLA

The fact that sport and I live separate lives, like I live on the ground floor and it lives on the top floor with access from a side staircase is no news. But this time we met halfway in the yard, thanks to an Instagram neighbor named Elena Braghieri, who grabbed me by my tshirt and (Nike) shorts and launched me onto the track. Three weeks of training, a new pair of sneakers, ten miles in one of the muggiest evenings in Milan, and a team of girls who with every quarter lung they gave up, became better friends.

 

So here’s what I learned from #teambraghy:

 

1) Style is all part of the race: I don’t have a problem with an elephant step (like mine) but I’m astonished by those girls who show up for a run dressed like Rambo and then have a go at you for running wearing lipstick. Come on, did you leave your sense of humor at the start?

 

2) When you run it’s a good idea not to drink – not because it makes you vomit, but because it ruins your lipstick. Red lipstick. By Dior.

 

3) Documentary evidence is important: so anytime is a good time for a selfie, even if you and your iPhone risk being run over by a herd of charging buffalo.

 

4) Good nutrition is an essential part of achieving your goals: mine is based on regularly pigging out on the Andrea Lonati trio of cakes I tasted after training at Appartamento Lago.

 

5) Using social networks to make fun of everyone and everything is about as elegant as a pair of worn-out crocs: gossiping on WhatsApp is much more fun.

 

6) For running like for life: Tripping (and elbowing) along on your own will probably let you take first place, but the support of a team makes each (elephant) step all the easier. And that’s a metaphor for life.

 

So, thanks Braghy ​​and thanks Braghette!

you may also like:

LEAVE A COMMENT