Newspepper: la fregola della tavola @tableous

Non è vero che non mi piace la cucina. Diciamo che tra i fornelli e la tavola preferisco la tavola. Non solo perché a tavola si mangia (mentre ai fornelli si sgobba), ma perché ci sono tanti modi per apparecchiarla.
Sono nata in una famiglia nella quale la tovaglia era sacra. Per contestazione, quando sono andata a vivere da sola ho comprato delle tovagliette. Per un certo periodo da single mangiavo direttamente dal frigo, tanto che usare il piatto la domenica mi sembrava un lusso. Poi, da fidanzata, mi sono convertita ai runner, molto shabby. Quando è arrivata Viola, ho riscoperto il calore della famiglia e della tovaglia. Lavabile.
Chiudere il cerchio mi ha fatto venire la fregola di esplorare altri mondi. O di portare altri mondi a tavola. Complice il mio amico Maurizio che, nei suoi piatti, lo fa sempre.
Insieme ci siamo alimentati.
Dalla tracotanza di due camicie di Prada sulle quali servire il suo uovo in camicia con salsa hollandaise (yummi), siamo passati al minimalismo di due vecchie riviste di moda sulle quali proporre il GaSpace, un altro piatto esagerato del mio chef preferito: con l’anguria, i capperi fritti, i ravanelli sottili, la cialda di grana, la scorzetta fresca di limone. (Per la ricetta cliccate Chissenefood, che è strepitosa!)
Il gazpacho l’abbiamo servito nelle tazze da tè di mia nonna, quelle del servizio buono che teneva in bella vista in soggiorno.
Abbiamo aggiunto: due porta-tovaglioli da sole, un portapane-quotidiano e una pioggia di peperoncini portafortuna che ci ha portato a battezzare la seconda favolosa tavola firmata Tableous: Newspepper.
(Scimuniti, direbbe mia nonna).

NEWSPEPPER: THE @TABLEOUS TABLE SETTING FREGOLA

It’s not that I’m not a foodie. But let’s just say that, given the choice between cooking and dining, I’d go for dining every time. And not just because you get to eat (rather than slave away in the kitchen), but because there’s so many different table settings to choose from.

I grew up in a family where the tablecloth was sacred. And in protest, when I moved out I bought place mats. When I was single I used to eat meals straight from the fridge, so eating off actual plates on a Sunday seemed like a luxury. When we moved in together I converted to table runners, so shabby-chic. And then when Viola came along, I rediscovered the warmth of family and tablecloths. Washable ones.

Coming full circle gave me a fregola for exploring other worlds. Or bringing other worlds to the table. Thanks to my friend Maurizio who does the same in his cooking.

We feed each other’s passions.

After the flashiness of the Prada shirts we used to serve his eggs with hollandaise sauce (yummy), we’ve moved on to the minimalism of two old fashion magazines for GaSpace, another super dish by my favorite chef: featuring watermelon, fried capers, thinly sliced radishes, parmesan crisp, fresh lemon zest. (Click Chissenefood for the recipe, it’s the best!)

We served the gazpacho in my grandma’s teacups, the ones from her best service she always kept on show in the living room.

And we added: two sunshine napkin-holders, a newspaper bread basket and a shower of good-luck chilli peppers, which gave us the idea for the second fabulous Tableous table setting: Newspepper.

(Or jerks, as my grandma would say).

    1. Tablesetting: Glamour and Vanity Fair place mats, Barton Perreira sunshine napkin-holders

       

    1. Written by Daniela Zuccotti

      Styling by Daniela Zuccotti

      GaSpace by Maurizio Rosazza Prin

      Photo by Arianna Bonucci

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