La fregola di Pinocchiooooooooooo

La mia favola preferita è sempre stata Cenerentola, con quel figo di Azzurro, l’abito da fregola imbastito dai topolini e poi reso unico da quella vecchia volpe della Fata Madrina, il vissero felici e contenti e tutto il resto. Pinocchio mi ha sempre fatto simpatia ma anche un po’ paura. Soprattutto la parte di Geppetto che vive nella pancia della balena mi ha procurato diversi incubi durante l’infanzia. Stavo in pena per la balena.

Così, quando ho visto lo sfortunato burattino in vetrina, fra una culotte bianca e una camicia a righe cerulea appese al manichino, mi sono bloccata come una capretta del Tennessee. Divisa fra la tentazione di portarmelo via e quella di lasciarlo lì. E mi si è allungato il naso: lasciarlo lì, io???

Sono entrata da Garden K e senza chiedere il prezzo della mini cartella da c’era una volta alla commessa svedese mi sono fiondata alla cassa. Non potevo fare acquisto (compulsivo) migliore.

Credo che le borse siano la parte bambina di noi donne. Per giocare, immaginare, sognare, inventare. Da una Chanel a una mini bag a forma di banana fino alla borsa frigo.

Sì, insomma, una borsa statement dà l’incipit, il lieto fine (almeno in questo caso) lo scrive il denim.

THE PINOCCHIOOOOOOO FREGOLA

My favourite fairytale was always Cinderella, the totally hot Prince Charming, the dress sewn by white mice and finished off by that crafty old Fairy Godmother, the happy-ever-after and all that stuff.

I didn’t mind Pinocchio but it always kind of scared me a bit. Especially the bit when Geppetti lives inside the whale’s belly – it was the stuff of nightmares for me when I was a kid. I was worried for the whale.

So when I saw that hapless wooden puppet in the the shop window, between a pair of white culottes and a cerulean striped shirt on the mannequin, I stopped in my tracks like a Tennessee goat. Split between the temptation to get it and the desire to leave it there. Yeah right my nose just grew an inch, leave it there? Me?!

I walked straight into Garden K and without even asking the Swedish sales assistant for the price of the once-upon-a-time minibag, grabbed it and made a dash for the cash desk. I couldn’t have chosen a better (compulsive) buy.

The way I see it, bags bring out the child in us, give us a chance to play, imagine, dream, create. Be it a Chanel baguette, a banana shaped minibag, or a coolbag.

Because a statement bag is the intro page, but the happy ending (in this case) is written by denim.

    1. I wear Esku Dama bag, Zara shirt and jeans, vintage denim gilet, Asos shoes

    1. Written by Daniela Zuccotti

      Photo by Luca Cipollone

      Illustration via hrifty-little.blogspot.co.uk

      Location: Magna Pars Suites, Milano

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