La fregola di Lucia D.

Lucia è una ragazza acqua (ossigenata) e sapone. Occhi da gatta, testa a incudine e martello, penna d’oca, in mano, come ai tempi di Emily Dickinson.

Perché sì, Lucia vive su Facebook, IG e whatsapp, ma sogna un pianeta senza smartphone, con cabine telefoniche a ogni semaforo e una lettera d’amore, quella dell’uomo giusto, consegnata a mano da un postino con il berretto blu appoggiato sugli occhi e i lunghi baffi marroni. (Che sia lui l’uomo giusto?)

La sua fregola è rendere il mondo meno serio. E finora c’è riuscita. A colpi di eye-liner alla Brigitte Bardot, rossetto rosso alla Marilyn, abiti milionari in prestito e uno skateboard su cui non sa andare. Ha un blog, Lucia, The Fashion Politan, dove ogni giorno mette a nudo se stessa e la “nostra” depravazione digitale con invidiabile ironia. Scrive per diverse testate, ama e odia la pubblicità (forse perché una volta ha amato e odiato un copywriter) e ora ci presenta il suo primo romanzo: Quella certa dipendenza dal tasto invio, Baldini e Castoldi.
354 pagine schiette e divertenti com’è lei, che prendono in giro tutto e tutti: le donne, gli uomini, l’amore, il sesso, la tecnologia, la moda, l’advertising, le (s)fescion blogger, Lucia stessa.

 

Ma chi è Lucia quando si riflette allo specchio?

È un po’ bionda, un po’ scappata di casa, un po’ hippie e un po’ soldato tedesco con un’alta dose di volontà e disciplina, anche se nessuno lo direbbe. È curiosa, troppo curiosa, certe volte per questo si mette pure nei guai, sportiva, amante dei vestiti nel senso più materiale del termine, marche a parte. È una gattara convinta, una fedele di tutto ciò inneggi al cambiamento, interiore ed esteriore, un’egocentrica, l’anti donna di casa, perché non sa cucinare, stirare, né attaccare bottoni, è una che ha mille hobby e li fa tutti, che ama recitare, parlare, e stare da sola. Ama viaggiare, anche se poi si sente in colpa se lascia il suo gatto, Lina, persino per due giorni. A volte è troppo polemica, altre volte troppo drammatica. Mangia, prega, ma solo gli angeli; ama tutto ciò che le dà entusiasmo. Dicono sia pazza, tranchant. Io, invece, Lucia, penso di essere talmente normale da essere considerata pazza.

 

Quanto c’è di Lucia in Penelope, la protagonista del romanzo?
Molto. Penelope come me è una giornalista e una blogger, come me è una che usa i social, li ama, ma li odia anche tanto, che sogna fiori e cioccolatini, invece che like su Facebook e messaggi mozzati su Whatsapp, che aveva paura dell’amore e che quindi trovava scuse per allontanarlo da sé, se pur poi ci si è buttata e ha scelto il rischio di soffrire. La stessa sofferenza di cui lei aveva paura. È razionale come me, così come sceglie di soffrire, si mette a tavolino e decide che è sempre meglio stare bene. Penelope odia stare male, è molto egoriferita. Sì, un po’ come me. Lucia però è meno drammatica, meno “donna media”, nel senso di rompipalle, più grande.

 

Si è quasi concluso il tour del tuo libro in giro per l’Italia. Com’è andata?
Il 21 novembre sarò a Catania nel corner iBlues de La Rinascente e il 29 terminerò a Milano.

Ogni volta ho sempre paura che non ci sia gente, che il mio libro non sia all’altezza… sono una sicura di me, ma se si tratta del mio romanzo divento un coniglio, forse perché adesso è la cosa a cui tengo di più. E più tieni a una cosa e più la temi allo stesso tempo. Buffo. Sono stata brava a scegliere i miei relatori, le persone che presentano il libro con me, hanno tutte qualcosa di speciale, le persone che sono venute alle presentazioni si sono sempre mostrate interessate e proattive ad ascoltare argomenti “social” e d’amore. Non c’è mai stata la calca, anche perché non sono Fabio Genovesi, ma ogni volta si è creata una situazione d’intimità, d’empatia e di simpatia che mi riempie il cuore.

 

Non solo nel romanzo, ma in tutto ciò che scrivi (blog, post e articoli) citi spesso il passato: cosa rappresenta per te?
Senza passato non c’è presente e non ci sarà il futuro. In un mondo come oggi in cui il presente è già futuro, poiché va tutto molto veloce. Per me rappresenta la bellezza, una formalità perduta che dovrebbe invece esserci, il rispetto, la classe, la storia.

 

Chi è la persona più importante della tua vita?
Babbo, mamma, gatto incluso.

 

Sei toscana di nascita, d’azione milanese, il cuore ogni estate lo lasci in Grecia. Dove vivrai da grande?
Da un’estate il cuore non ce lo lascio più in Grecia, ma spero di tornarci al più presto, ho ancora tante isole da visitare. Il mio sogno rispecchia la mia “bipolarità”: avere una casa in una metropoli bella incasinata e un’altra in un posto sperduto o difficile da raggiungere, che cresce davanti a delle belle onde.

 

La frase più stupida che ti ha detto un uomo?
“Non è per te, tu sei perfetta, sono io che non sono pronto.”

 

E una donna?
“Puoi fare di più”, riferito ad un tema di italiano.

 

Cosa ami e odi di più dell’industria della moda?
Amo i vestiti, la creatività, il sogno. Ne odio i pagliacci, i vuoti e sterili eccessi e le prime donne che crea con lo stampino.

 

La tua posizione sulla camicia bianca.
Niente iniziali e per gli uomini non aperta fino all’ombelico. Per il resto è un grande classico, quindi è un sì.

 

Dicci tre fregole per l’autunno/inverno e premi Invio.
Decolleté classiche con tacco fino, Mary Jane con calzino, pantaloni di ogni genere a vita alta.

 

Grazie, Lucia e buona fortuna!

THE FREGOLA OF LUCIA D.

Lucia is a soap and (micellar) water kind of girl. Cat’s eyes, anvil headed, quill pen in hand, just like in the days of Emily Dickinson.

Yes, cos although she practically lives on Facebook, IG and WhatsApp, deep down Lucia dreams of a world without smartphones, with telephone booths at every traffic light and a love letter from Mr Right hand-delivered by a postman with a blue cap resting on his eyes and a long brown moustache. (Come to think of it, could he be Mr Right?)

Her fregola ​​is getting the world to take itself a little less seriously. And so far she’s doing pretty well. On strokes of Brigitte Bardot eyeliner, Marilyn-style red lipstick, borrowed millionaire outfits and a skateboard she hasn’t figured out how to use yet. She has a blog, Lucia, The Fashion Politan, where every day she reveals herself and “our” digital depravity with enviable irony. She writes for magazines, loves and hates advertising (maybe because she once loved and hated a copywriter) and now she’s presenting her first novel: Quella certa dipendenza dal tasto invio, Baldini and Castoldi.

354 pages that are as sharp and witty as she is, in which she pokes fun at everything and everyone: women, men, love, sex, technology, fashion, advertising, fashion bloggers, herself.

 

So what does Lucia see when she looks in the mirror?

She’s a bit blonde, a bit wild, a bit hippie and a bit German soldier, with a good dose of willpower and self-control, even though you’d never guess it. She’s curious, too curious sometimes and it can get her into trouble, sporty, a clothes fan in the material sense of the term, nothing to do with labels. She’s a cat girl, a faithful follower of everything that leads to change, inner and outer, egocentric, anti-housewife – because she can’t cook, iron or sew on a button, she has thousands of hobbies and she does them all. She likes playing, chatting and being on her own. She loves traveling, even though she feels guilty if she leaves her cat Lina for any more than a day. She can be argumentative and overdramatic. She eats, prays, but only to angels; she loves anything that fires her imagination. They say she’s crazy, callous. But I, Lucia, think I’m just about average enough to be called crazy.

 

How much of Lucia is there in Penelope, the central character of the novel?

A lot. Like me Penelope is a journalist and a blogger, like me she uses social networks, loves them, but also totally hates them, she dreams of chocolates and flowers rather than likes on Facebook and severed WhatsApp messages, she used to be afraid of love and always finding excuses to escape from it, until she threw herself head first into it and decided to risk getting hurt. The same hurt she was so afraid of. She’s level-headed like me, so in the same way she chose to risk getting hurt, she’s also capable of rationally making up her mind to be happy. Penelope hates feeling bad, she’s very self-referencing. Yes, she’s a bit like me. But Lucia is less dramatic, less “average woman” as in pain in the ass, bigger.


You’ve almost finished touring Italy with your book. How did it go?

I’ll be in Catania on 21st November at the iBlues corner at La Rinascente and on 29th I close the tour in Milan.

I’m always a little afraid that no one will show up, that my book isn’t good enough…I’m usually pretty self-confident, but when it comes to my novel I get really nervous, perhaps because right now it’s the thing I care most about. And the more you care about something, the more you fear it. It’s funny. I’ve chosen my speakers well – all the guys who present the book with me have something special, the people who come to my presentations are always interested and involved when we talk about “social” and love issues. There’s never been hordes of people, because I’m not Fabio Genovesi, but we’ve always been able to create an intimate and fun feel that I really love.

 

Not just in the novel, but in everything you write (blogs, posts and articles) you often reference the past: what does it mean to you?

Without the past there is no present and there will be no future. In a world like today’s where the present is already the future, because everything moves so fast. To me it means beauty, a value we have lost but that should actually always be there, respect, class, history.

 

Who is the most important person in your life?

My Dad, my Mom, my cat.
You’re Tuscan by birth, Milanese in real life, but every summer you leave your heart in Greece. Where do you want to live when you grow up?

I haven’t left my heart in Greece since last summer, but I hope to go back soon – I still have so many islands to visit. My dream reflects my bipolar disposition: to live in a beautifully chaotic city but have another home in a faraway place that’s really difficult to get to, preferably looking out over some beautiful waves.

 

The most stupid phrase a guy ever said to you?

“It’s not you, you’re perfect, I’m just not ready.”
And a woman?

“You can do better”, talking about an Italian essay.
What do you love and hate most about the fashion industry?

I love the clothes, the creativity, and the dream. I hate the clowns, the meaningless and sterile extremes and the carbon copy first-ladies it churns out.
Your opinion on white shirts.

No monograms, and for guys definitely not open-chested. Otherwise it’s a classic, so definitely a yes.

 

Give us three fregole for fall/winter and press Enter.

Classic stilettos, Mary Janes with socks, any kind of high-waisted pants.

 

Thanks, Lucia and good luck!

    1. Interview by Daniela Zuccotti

      Photo courtesy of Lucia Del Pasqua

      Illustration via daisyagecreative.com

you may also like:

LEAVE A COMMENT