Lost (and Found) in New York

Questa non è una guida su cosa visitare. L’ennesima.
Non è un vademecum su cosa fare o comprare.
Non è il diario di viaggio di una fashion blogger.
È un elenco di cosa ho (ri)trovato, mentre vagavo senza meta fra le vie di New York.

1) La libertà. Di non programmare la giornata. Sveglia all’alba con il sole che fa capolino dai grattacieli. Colazione all’inglese con pane e marmellata. Uscire dall’hotel senza sapere. Imboccare una strada a caso, cercando di individuare i punti cardinali. Infilarsi in metropolitana saltando sul primo treno per Up o Downton. E sbagliare rigorosamente direzione.

2) La leggerezza. Niente zaino, niente borse, niente mappe, niente pensieri. Soltanto un’iphone, le sigarette e uno Smoothie Achai, sempre troppo grande da finire, come indispensabili compagni di viaggio. E, Filippo, naturalmente.

2) La bellezza. Non quella scritta dagli altri. Ma la bellezza che sei capace di riconoscere tu, con i tuoi occhi. Nelle ombre che si appoggiano sulla facciata di un palazzo qualunque. In una Vespa rosa che spicca sul cemento grigio. Nelle bottiglie di whiskey di un bar, sull’attenti come soldatini, in attesa dei prossimi clienti.

3) La curiosità. Che non si esaurisce nel vedere luoghi o nel comprare souvenir. Ma nel toccare, studiare, immaginarne di creare qualcosa di tuo dal nuovo. Ed è così, in pratica, che mi sono ritrovata a entrare e uscire da Carven, Acne e Maison Margela prendendo appunti e aspirazioni per futuri dyi in attesa di vincere un biglietto della lotteria.

4) L’innocenza. Quella che ti faceva sognare a 15 anni. Quella lontana dalle malizie di IG e di Facebook. E non perché su IG e Facebook non ti faccia piacere apparire, vestita come sei da principessa. È che per una volta senti di non averne bisogno.

5) Le persone. Sono il vero patrimonio di un viaggio. La gentilezza di una divisa, un colpo di lacca, le lezioni di politica della padrona di un vintage shop, le fossette di Olivia, l’ultima sigaretta sul rooftop che trasforma il lavoro in un’amicizia, l’abbraccio di Jackson: tre anni.

Non so, dopo questo viaggio mi sento migliore. Più consapevole, più grande. Anche più Carrie.
Grazie Piaget, per avermi dato la possibilità  di rendere questo mondo un mondo più mio.

LOST (AND FOUND) IN NEW YORK

This isn’t a travel guide. The hundred thousandth. It isn’t a manual of what to do or buy. It isn’t a fashion blogger’s travel diary. It’s a list of what I (re)discovered, wandering through the streets of New York.

1) Freedom. Not to make plans. To get up early with the sun peeping out from behind the skyscrapers. To have English breakfast with bread and jam. To leave the hotel without knowing. Take a random street, and try to find your bearings. To slip into the subway and jump on the first train Up or Downtown. Usually in the wrong direction.

2) Lightness. No backpack, no bags, no maps, no worries. Just an iPhone, some cigarettes and an Achai smoothie, always too big to finish, as travel companions. And Filippo of course.

2) Beauty. Not the type dictated by others. But the beauty that you see yourself, with your own eyes. In the shadows on the facade of a building. In a bright pink Vespa in contrast with the gray sidewalk. In bottles of whiskey in a bar, straight like soldiers, waiting for the next customer.

3) Curiosity. That isn’t satisfied by seeing places or buying souvenirs. But by touching, studying, dreaming, to create something that’s really yours from your discoveries. So I found myself popping in and out of Carven, Acne and Maison Margiela taking notes and getting inspiration for a hundred future DIY projects, until that winning lottery ticket comes along.

4) Innocence. The type that made you dream when you were fifteen. The type that’s a million miles from the stuff of IG and Facebook. And not because you don’t like appearing on IG and Facebook dressed like a princess. It’s just that this time you feel you don’t need it.

5) People. The real riches of travel. The kindness of a uniform, a spray of hairspray, a politics lesson from the owner of a vintage store, the dimples of Olivia, the last cigarette on the rooftop that turns work into a friendship, a hug from Jackson: three years old.

Yeah, after this trip I feel kinda better. Wiser, more mature. Maybe a bit more Carrie.

Thanks Piaget, for giving me the chance to make this world a bit more my world.

    1. I wear:

      1. Mango denim, Zara shoes, Mesdemoiselles top
      2. Atelier Lascari white dress, Adidas Originals sneakers, Burton sunnies

       

    1. Written by Daniela Zuccotti

      Photo: Daniela Zuccotti, Mattia Holm

you may also like:

LEAVE A COMMENT