Per fare tutto ci vuole un fiore: la potafregola

Per capire se viene prima il fiore o il frutto, sono andata ad ascoltarmi la canzone dello Zecchino d’oro. Per fare un tavolo ci vuole il legno. Per fare il legno ci vuole l’albero. Per fare l’albero ci vuole il seme. Per fare il seme ci vuole il frutto. Per fare il frutto ci vuole…

In pratica, per fare tutto ci vuole un fiore.

Discussione filosofica dell’una di notte con un’amica e il fiore d’aglio che avevo tra i capelli.

“Quindi viene prima la testa o il fiore?”

“Il problema, Lucia, è che l’aglio non è un frutto.”

“E allora cos’è?”

Andiamo per ordine.

Giovedì sera sono stata invitata da Vanity Fair e Phyto (che si pronuncia fitò – ve lo dico perché durante la serata ho messo l’accento ovunque tranne dove andava) a un evento floreale organizzato nel bellissimo concept store di Rosalba. Erano mesi che volevo fare un salto da Potafiori a mangiare, comprare dei fiori e ascoltare la voce del jazz più sincera di Milano, ma l’occasione non era mai arrivata.

Fino ad ora.

Grazie a Phyto, storico brand francese di prodotti naturali per capelli che estrae le sue materie prime esclusivamente dalle piante, ho avuto l’opportunità di vivere un’esperienza di hair beauty magica, stile Lulù dei fiori.

Dopo un micro pentimento interiore allo specchio “maledetta-me-che-mi-sono-tagliata-i-capelli-se-avessi-i-capelli-lunghi-chissà-cosa-potrei-farmi-fare), ho chiesto se era possibile creare un’acconciatura con le trecce: una delle mie ultime fregole.

Le hairstylist Phyto si sono scambiate un’occhiata complice e come apine operose hanno cominciato a spazzolarmi, sprayarmi e intrecciarmi i capelli con le mani e un centinaio di microelastici e forcine. Seduta sulla sedia da parrucchiere mi sono sentita mezza Marie Antoinette, mezza Ultima Geisha. Soprattutto quando, per dare il tocco finale all’acconciatura, le ragazze mi hanno infilato tra le ciocche un fiore tondo e lilla che assomigliava a un antico fermaglio giapponese.

Che fosse un fiore d’aglio e che l’aglio fiorisca me l’ha spiegato Rosalba. Abbiamo parlato di come l’aglio profumi il sugo (uno spicchio schiacciato con la lama piatta del coltello), dei miracoli di cui è in grado contro influenza e raffreddore (devo provarlo con Viola!), del suo effetto scaccia-uomini oltre che scaccia-vampiri. Che nel corpo di fiore sia incantevole, appunto. E che per fortuna in quel caso non puzzi!

Fra le rivelazioni della serata c’è stato anche un ritrovato senso di appartenenza vegetale.

Grazie a Michela Motta di Vanity, Marco Rizzi di Phyto e Rosalba ho scoperto che ci sono tre tipi di donne con relativa personalità, pianta di riferimento e stile di capelli.

1) La donna Peonia è una specie di trattore rock: forte, socievole, espansiva, come la pianta che cresce ovunque ed esplode in una fioritura rigogliosa. S’identifica nei tagli corti alla Taylor Swift o nei rasati alla Rihanna che solo lei ha il coraggio di portare.

2) La donna Salvia è una salutista: forte e fragile al tempo stesso come la pianta. 90 su 100 fa yoga e si nutre di erbe modello Gwyneth Paltrow, corre e ha i capelli biondi e lunghi lunghi alla Gisele. Se non è bionda naturale, non resiste alla fregola di schiarirseli.

3) La donna Altea è una specie di mamma rehab: donna dal passato discutibile, nel mezzo del cammin ha un’epifania e ricomincia a camminare diritta. In genere ha i capelli di media lunghezza, le idee molto chiare a ciocche castane stile Drew Barrymore o Angelina.

Riflettendoci: una figlia ce l’ho, i capelli castani lunghezza media pure, non posso dire di non essermi divertita in pre-gioventù e quando ho una fregola vado dritta al punto.

Sembra quindi che fra le tre mi sia aggiudicata l’etichetta di Altea.

Che raccontarvi ancora?

Da Potafiori ho assaggiato il mio primo spritz bianco, buonissimo, che vi consiglio. Ho imparato che “pota” significa vagina in bergamasco; vita, passione, nascita, origine in lingua metaforica; perciò “potafiori” in inglese si traduce pussyflower.

Potrei stancarvi di parole per ore, ma per il vostro bene aggiungo solo che fino al 26 novembre avete la possibilità di prenotare la vostra acconciatura gratuita sul sito di Vanity.

Pota!

IT TAKES A FLOWER: THE POTAFREGOLA

To figure out what came first the flower or the fruit, I decided to listen to an old Italian song. To make a table it takes wood. To make the wood it takes a tree. To make a tree it takes a seed. To make the seed it takes a fruit. To make the fruit it takes…

Basically, to make anything it takes a flower.

Philosophical discussion at 1am with a friend and the garlic flower in my hair.

“So what comes first, the hair or the flower?”

“The problem, Lucia, is that garlic isn’t actually a fruit.”

“Well what is it then?”

But let’s take things one step at a time.

On Thursday evening I was invited by Vanity Fair and Phyto (pronounced fitò – I’m telling you because all evening I said it every which way apart from how it’s actually pronounced) to a floral event organized at Rosalba’s beautiful concept store. For months I’d been wanting to stop by at Potafiori to eat, buy flowers and listen to the most sincere jazz voice in Milan, but I’d never gotten round to it.

Until now.

Thanks to Phyto, the famous French brand of natural hair products which uses exclusively plant-based raw materials, I got the chance to try out a magical hair beauty session, like something out of the flower fairies.

After a second-long in the mirror regret “damn-me-for-getting-my-hair-cut-who-knows-what-I-could-have-done-if-I-had-long-hair-now”, I asked them to create a hairstyle with braids: one of my latest fregole.

The Phyto hairstylists shot each other a knowing glance and then began busily brushing like worker bees, spraying and braiding my hair with their hands and about a hundred mini hairbands and hairpins. Sitting there on the hairdresser’s chair I felt half Marie Antoinette, and half Memoirs of a Geisha. Especially when the girls put the finishing touch to my style by slipping a round, purple flower that looked like an antique Japanese clip in amongst the strands of hair.

It was Rosalba who explained that it was a garlic flower and that garlic actually flowers. We chatted about how garlic flavors food (a clove crushed with the flat blade of a knife), the miracles it can work against colds and flu (I must try it out on Viola!), its guy-killing and vampire-blasting effects. And that the flower is absolutely beautiful. And luckily it doesn’t smell! During the night I also realized I had an inner sense of belonging with the plant world.

Thanks to Michela Motta from Vanity Fair, Marco Rizzi from Phyto and Rosalba, I discovered that there are three types of girls, each with their own personality, signature flower and hair style.

1) The Peony girl is a kind of rock bulldozer: loud, sociable, outgoing, like a plant that grows everywhere and explodes in lush flowers. Identified by Taylor Swift-style short cuts or shaved styles like Rihanna that only she is brave enough to wear.

2) The Sage girl is a health fanatic: strong, but at the same time fragile, just like the plant. 9 times out of 10 she does yoga and feeds on Gwyneth-style grasses, she loves running and has Gisele-style long blonde hair. And if it’s not naturally blonde, she can’t resist the fregola to lighten it.

3) The Althea girl is a kind of rehab mom: a girl with a tricky past who half way down the line had a moment of awakening and sorted her head out. She generally has mid-length hair, and a Drew Barrymore and Angelina-style character.

So thinking about it: I have a daughter, mid-length brown hair too, I can’t say I didn’t have fun which I was younger and when I have a fregola I go straight to the point.

So I guess I’m an Althea.

What else can I say?

At Potafiori I tasted my first ever white spritz, yummy, which I really recommend. I learned that “pota” means vagina in Bergamasco dialect – or life, love, birth, origin in metaphorical language – so in English “potafiori” means pussyflower.

I could go on for hours, but for your sake I’ll just say that you can book a free up-do session on the Vanity Fair website until November 26.

Pota!

    1. I wear Max Mara pants, vintage shirt and scarf, Cluse watch

    1. Written by Daniela Zuccotti

      Photo by Alessandro Lo Faro

      Location: Potafiori

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