Fregole Somewhere: Chic & Shock in Tokyo

Questa guida di Tokyo non è del tipo “stamattina-ho-fatto-colazione-così” hashtag #mmm, ma del nostro primo autentico surreale cultural shock. Avete mai sentito parlare dell’estasi del viaggiatore? Quella per cui quando voli in un posto dove la cultura non solo è anni luce lontana dalla tua ma anche neon-color, hai una specie di trasmigrazione della coscienza; ti chiedi se sei è reale e se come babbo natale, gli unicorni e il punto G femminile esisti veramente. Ecco noi l’abbiamo provata per la prima volta al Shibuya crossing, il più trafficato incrocio di umanità e non solo.

 

Definibile come uno tzunami di cherry blossoms, un tango appassionato di tradizione millenaria e futurismo avanguardistico, ci si sente risucchiate direttamente in un mondo surreale dove Hello Kitty è Primo Ministro e dove andare a fare shopping su un panda bus e comprare costosissime pochettes Gucci pagandole cash in caramelle è roba da tutti i giorni. La sensazione è deliziosamente travolgente.

 

La femminilità della femminilità. Insomma, se ci fossero donne dotate di un cromosoma C, dove C sta per charme, quelle sarebbero le giapponesi. Oh, ma che ne avessimo vista una in pantaloni o jeans? Gonne power! Corte, lunghe, girofiga, nondefinibilecomegonna, gonna da guerriera Sailor, gonna a imbuto di latta. Le donne mostrano le gambe senza problemi, il massimo della pantalonità accettata è la culotte a 3⁄4, per la quale abbiamo già prontamente assecondato la fregola da Zara. Ma ce l’avranno la sindrome premestruale loro? Sembrano tutte così elevate al di sopra del Dalai Lama!

 

Speravate di fare shopping, povere illuse.

Ci sarà un motivo per cui dentro tutti i monomarca Valentino, Gucci, Armani, Versace e tutti i nostri dei dell’olimpo scesi in terra ci sono solo due categorie di persone: i commessi e i giapponesi! Beh, provate ora a invertire la situazione: voi nelle loro boutique di Ginza o Daikanyama, i quartieri ultra chic di Tokyo, dove una embroidered sweater vi costa quanto l’assicurazione sulla borsa o la vita – levateci pure la vita che tanto se ci togliete la borsa di Chanel moriamo lo stesso. Senza accorgervene, vi ritroverete a fine vacanza a bocca asciutta e valigia vuota. Per pura fortuna, noi di Fregole siamo riuscite a portarci a casa almeno un vestitino color carta da zucchero di Kisimo, brand made in Tokyo. Fiuuu, c’è mancato poco.

 

I mezzi di trasporto sono troooppo dolci. Abbiamo visto passare monovolumi a scatoletta color rosa confetto, un panda scuola bus, un bus canino stile Hachiko (il famoso cane del film con Richard Gere) e minibus per anziani tappezzati di creaturine fantastiche (sì abbiamo preso anche quelli, qualcosa da ridire?). Per non parlare della bicicletta gelato, tutta da leccare: ne abbiamo affittata una davvero deliziosa, nel vero senso della parola, perché il nome scritto sul telaio era ​Gelato​, esatto, misteriosamente in italiano, della serie altro che sport, portami direttamente al bar – cialda cioccolato e fragola, grazie.

 

Fuori di manga. Ok, a volte l’idea di avere come migliore amica Bunny Tsukino aka Sailor Moon ci ha fatto un po’ arrossire per la vergogna e guardarci le spalle, casomai qualcuno se ne fosse accorto; i manga, qui, invece, esistono veramente, nel senso che si materializzano in carne e ossa. Il nostro incontro ravvicinato del terzo tipo nella città elettrica Akihabara con un manga boy o girl o genderfree o giochiamo il jolly, è stato raggelante, come se uno dei White Walkers di Game of Thrones ci fosse passato accanto, con una naturalezza tale poi, che eravamo noi quelle a sentirsi fuori luogo per la nostra banalissima normalità! Capelli arancioni legati in una coda di cavallo che toccava terra, occhi luminescenti bling-bling verde fluo, modificati da lenti a contatto per ingrandire l’iride, occhiali vintage da aviatore pazzo, vestito interamente in cuoio, ricavato probabilmente dal divano di sua nonna. In fondo, l’importante è sentirsi se stesso/stessa/stessi/jolly!

 

Anche l’arte è adorabile. Quando si parla di arte, design, moda e generale avanguardismo nella capitale giapponese, la blogosfera diventa super densa e travolgente. Questa adorabile signora coi capelli color rubino, fatta di gomma, polvere di stelle e disturbi psichici compulsivo-ossessivi (se sei normale che ve lo diciamo a fare, l’arte non ce l’hai nelle vene), anche lei uscita probabilmente dalla mente da manicomio di miele di Hayao Miyazaki, ha già conquistato il cuore di milioni di persone, nonché di Louis Vuitton con i suoi neon-color polka-dots, i mille frammenti di specchi del suo infinito cosmico interiore e le zucche molli a pois. Yayoi Kusama è entrata come una stella cadente dritta dritta nel nostro cuore di carne e Chanel.

 

Oh my gold! Lo spazio a disposizione sta finendo e non abbiamo ancora sfiorato con le bacchette il tema sushi, ramen, cosmetics e abitudini di bellezza delle giapponesi! Dispenseremo quindi negli episodi successivi queste perle di saggezza e bellezza: stay tuna ​per la seconda parte di Chic & Shock in Tokyo.

FREGOLE SOMEWHERE: CHIC & CHOC IN TOKYO

This Tokyo guide is not the “this-morning-I-had-breakfast” hashtag #mmm kind of guide, but our first authentic cultural shock. Have you ever heard about that certain ecstasy you experience when flying to a far-flung destination where the culture is not only light years away from yours, but also neon-color? You feel a kind of transmigration of consciousness, you wonder if you are real and if you really exist – similar to your scepticism about Santa, unicorns and the female G point – and you feel incredibly lost and happy at the same time. All of this we have felt for the first time at the incredible Shibuya crossing, the busiest crossroad of humanity, and not only there.

 

Definable as a cherry blossom tsunami, a passionate tango of tradition and avant-garde futurism, you can feel yourself sucked directly into a surreal world where Hello Kitty is President elected, and where you go shopping on a panda bus and buy expensive Gucci pochettes, paying them cash in candy coins, well here it is everyday stuff. The feeling is delightfully overwhelming.

 

The female side of femininity. In short, if there were people with an extra C chromosome, where C stays for charm, that would be the Japanese women. We did not see even one wearing pants or jeans! Skirts power! Short, long, wrap-around, not-definable-as-skirts, Sailor’s skirts, is that a skirt or a can funnel? Women show their legs comfortably, the maximum ​trouserness​ allowed is this 3⁄4 skirt-pants for which we have already satisfied our fregola at Zara.

But do they have premenstrual syndrome? They all seem a step above the Dalai Lama.

 

You were looking forward to shopping, poor dreamers. There is a reason why in any Valentino, Gucci, Armani or Versace store there are only two categories of people: The clerks and the Japanese. Well, now imagine to reverse the situation: you in their Ginza or Daikanyama boutiques, ultra chic neighborhoods in Tokyo, where an embroidered sweater that costs as much as your purse or life insurance – let’s choose life, cause if someone steals our Chanel purse we die anyway – and you will end up at the end of the holiday empty-handed and empty-luggaged.

Lucky us, we brought home at least one Kisimo mid-blue dress, made in Tokyo. Fiuuu!

 

The means of transport are so super-sweet. We saw incredibly adorable pastel pink boxed-cars, a panda schoolbus, a Hachiko bus (the famous dogstar with Richard Gere), and mini-buses for elderly people with seats embellished with fantastic creatures (yes we did take those, something to say?). Not to mention the ice cream bicycle, all to lick: we rented a really delicious one, in the true sense of the word, because the name written on the chassis was Gelato, yep mysteriously in Italian.

Well, what a better excuse for giving up on sport and biking directly to the next bar – cone with chocolate and strawberry ice cream thanks.

 

Are you out of manga? Okay maybe sometimes the idea of having as best friend Bunny Tsukino aka Sailor Moon has made us a little shy for shame, if somebody noticed, but the mangas here really exist in the sense that they materialize in meat and bones.

Our close encounter of the third kind in Akihabara Electric Town with a manga boy or girl or gender-free or unicorn​ ​was unsettling, as if a White Walker out of Game of Thrones had passed by, with such naturalness that we were actually those who felt out of place for our banal normality!

Orange hair tied into a pony tail swiping the ground, bioluminescent bling-bling green eyes modified by contact lenses to magnify the iris, mad vintage aviator glasses, dressed entirely in leather and dust probably made from his/her/it/their grandmother’s sofa. After all, the important thing is to feel yourself!

 

Also art is adorable. When it comes to art, design, fashion and general avant-gardism of the Japanese capital, the blogosphere becomes dense and overwhelming. This adorable lady with ruby hair, made of rubber, dust of stars and compulsive-obsessive psychic disorders (if you are normal, art does not run in your veins) probably coming out of the mental honey hospital of Hayao Miyazaki too, has already won the hearts of millions, as well as the one of Louis Vuitton with his neon-colored polka dot, the thousand fragments of mirrors of her infinite cosmic soul and the soft pois pumpkins. Yayoi Kusama entered as a falling star into our heart of flesh and Chanel.

 

Oh my gold! We are running out of space and we have not yet laid chopsticks on the topics sushi, ramen, cosmetics and japanese beauty habits! We will therefore issue these pearls of wisdom and beauty in the subsequent episodes. ​Stay tuna​ for the second part of Chic & Shock in Japan.

    1. Written by Mari Lacedra

      Photo via boredpanda.com, tokyofashion.com, travel.nationalgeographic.com, missurine.tumblr.com

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