La fregola anni ’70

Ho sempre guardato le foto di mia mamma da giovane con una certa invidia. La vita alta, i pantaloni a zampa, le camicie con il collo a punta, i mini abiti pitonati, gli zoccoli di legno, le lunghe gonne in suede, gli stivaloni, gli occhiali grandi, i capelli neri un po’ arruffati e la riga in mezzo. Sembrava una delle Charlie’s Angels, il mio mito televiso. Insieme a Janis Joplin e all’allegra crew di Woodstock, tanto per dare qualche riferimento musicale. Non pensavo che gli anni ’70 avrebbero bussato alla porta di nuovo. Qualche passaggio, più timido, l’avevano già fatto sulle riviste e in passerella nelle stagioni scorse, ma, se devo dire la verità, la fregola non aveva mai attecchito in modo così definitivo su di me.
Potevo rivolgermi al mio psichiatra, che ormai mi conosce, o fare un giro terapeutico in centro. Ho scelto la seconda e toh!, ho trovato la cura a metà di corso Vittorio Emanuele, entrando da iBlues. Quando ho detto alla commessa che avevo la fregola degli anni ’70, lei mi ha chiesto cosa fosse una fregola: l’ho sparaflashata di parole sul blog, le smanie di noi donne, il non-ho-niente-da-mettermi, l’estratto conto (in rosso), etc, etc. e lei mi ha portato a fare un giro nel tempo. Ho scelto una camicia bianca con il nastrino nero, un gilet caldo caldo, una gonna a quadretti sopra il ginocchio e un paio di tronchetti neri con la punta lavorata. In pratica, mezza collezione autunno-inverno.

“Posso tenere tutto addosso? Sa, la fregola…”

La ragazza di iBlues mi ha gentilmente levato i cartellini e ha infilato la mia roba in un sacchetto ridendo sotto i baffi. Non mi comportavo così dalle elementari. (O forse dalla settimana scorsa?). Andavo a comprare le scarpe con mia mamma e facevo i capricci se non uscivo dal negozio con il paio nuovo ai piedi e le mie nella scatola. Cosa volete che vi dica? Le fregole aiutano a crescere.

 

THE SEVENTIES FREGOLA

I’ve always been a little envious of pictures of my mom when she was young. High waists, flared pants, shirts with pointed collars, snakeskin minidresses, clogs, suede maxiskirts, boots, big glasses, tousled black hair with a middle parting. She looked just like one of Charlie’s Angels, my total hero TV show. Along with Janis Joplin and the merry Woodstock crew, just to give you a few musical references. I never thought the seventies would come knocking on the door again. To be honest we’ve seen a few hints in magazines and on the catwalk in recent seasons, but I have to say I never really got that into the fregola.

So I decided I could either turn to my shrink, who knows me pretty well, or take a therapeutic stroll around town. I chose the latter and lo and behold, there was the cure right in front of my nose in Corso Vittorio Emanuele the moment I walked into iBlues. When I told the shop assistant I had a seventies fregola, she said what’s a fregola: so I stungunned her with stuff about the blog, us girls’ obsessions, not-having-anything-to-wear, bank accounts (in the red), etc., etc. and she took me for a ride through time. I picked out a white blouse with black ribbon tie, a supercosy gilet, an over the knee tartan skirt and a pair of black ankle boots with contrasting toe caps. Basically half the fall-winter collection.

“Can I just keep it all on? You know how it is, a fregola…”

The iBlues girls compassionately removed the tags and shoved my stuff into a bag, sniggering into their sleeves. I haven’t acted that way since elementary school. (Or was it last week?) When I used to go shoe shopping with my mom and freak out if I didn’t leave the store with new shoes on my feet and the old ones in a box. Well what can you say? I guess fregole make you grow up.

    1. I wear iBlues white shirt, brown waistcoat, black ankle boots, tartan black and white skirt

    1. Written by Daniela Zuccotti

      Photo by Alessandro Lo Faro

      Illustration via picturequotes.com

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